Messaggi, offese gratuite, cattiverie e strumentalizzazioni politiche. La professoressa Mocchi, insegnante che, il 25 marzo 2026, presso la scuola “Leonardo da Vinci” di Trescore Balneario (Bg), è stata vittima di una gravissima aggressione con un coltello da parte di uno studente tredicenne, riportando profonde ferite al collo, alla gola e al torace e rischiando concretamente la vita, sta subendo una vera e propria shitstorm. Motivo? Perché la prof ha perdonato il suo aggressore, credendo nella sua rieducazione. Adesso peràò è sceso in campo il suo legale Angelo lino Murtas che ha deciso di diffidare gli autori della vera e propria gogna mediatica scatenata sulla rete. «La questione non riguarda la libertà di satira, di critica o la legittimità delle opinioni espresse, bensì la tutela dell’immagine, dell’identità personale e della reputazione di una persona del tutto estranea ai fatti rappresentati – spiega Murtas – diffido formalmente gli autori dei contenuti, nonché tutti coloro che li abbiano pubblicati, riprodotti o condivisi, a rimuovere immediatamente ogni immagine, vignetta, post o altro contenuto nel quale siano stati indebitamente utilizzati il volto o le sembianze della Prof.ssa Chiara Mocchi, nonché a cessarne ogni ulteriore diffusione. Le pubblicazioni sinora individuate, unitamente ai relativi commenti e alle successive condivisioni, sono in corso di documentazione e conservazione ai fini della tutela dei diritti della mia assistita. Qualora dovessero proseguire l’utilizzo o la diffusione dell’immagine della Prof.ssa Mocchi nei termini sopra descritti, saranno intraprese, a sua tutela, tutte le opportune iniziative nelle competenti sedi civili e penali, ai fini dell’accertamento delle responsabilità, della cessazione delle condotte lesive e del risarcimento di tutti i danni subiti. La Prof.ssa Mocchi è una docente che ha rischiato la vita mentre svolgeva il proprio lavoro e sta ancora affrontando la dolorosa riabilitazione per le conseguenze invalidanti di quella drammatica aggressione. Merita il massimo rispetto».





