Dal 24 al 29 Marzo in Sala Grande al Franco Parenti torna DITEGLI SEMPRE DI SÌ
di Eduardo De Filippo regia Domenico Pinelli con Mario Autore, Anna Iodice, Domenico Pinelli (e con Gianluca Cangiano, Mario Cangiano, Luigi Leone, Antonio Mirabella, Laura Pagliara, Vittorio Passaro, Lucienne Perreca, Simona Pipolo, Elena Starace
scene Luigi Ferrigno, Sara Palmieri costumi Viviana Crosato musiche Mario Autore produzione Gli ipocriti Melina Balsamo
A quarant’anni dalla scomparsa di Eduardo De Filippo, una giovane compagnia sceglie di confrontarsi con uno dei testi più esilaranti e al tempo stesso più sottili del grande drammaturgo napoletano: Ditegli sempre di sì, scritto nel 1927 (con il titolo originario Chill’è pazzo!), poi rielaborato nel 1932. Domenico Pinelli porta in scena – nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti dal 24 al 29 Marzo – un omaggio vivo e contemporaneo a un classico del teatro italiano. Una commedia costruita su un meccanismo comico perfetto, che affonda però le radici in un tema profondamente umano e universale: la follia. Protagonista della vicenda è Michele Murri, appena dimesso da una casa di cura dopo un ricovero per disturbi mentali. Intorno a lui si muove un microcosmo familiare e sociale incapace di comprendere davvero il suo stato: tra fraintendimenti, eccessi di zelo, ipocrisie e paure, ogni parola viene presa alla lettera, ogni gesto interpretato come minaccia. L’equivoco si moltiplica fino a generare una spirale irresistibile di situazioni comiche, che tuttavia rivelano un fondo amaro.La pazzia diventa così il motore dell’intreccio ma anche uno specchio deformante attraverso cui osservare la società. Come spesso accade nel teatro di Eduardo, si ride molto — ma si ride di noi stessi. Non è un caso che il riferimento ideale sia anche a Luigi Pirandello e al suo concetto di umorismo: quel momento in cui il comico si incrina e lascia intravedere il dramma. Eduardo stesso, nel celebre prologo televisivo del 1962, ricordava che una tragedia può trasformarsi in farsa quando non ci tocca direttamente. Ma invitava anche il pubblico a riflettere, a guardare più a fondo.
Da questo stimolo nasce l’idea registica di Domenico Pinelli: andare oltre la superficie brillante della farsa per restituire una dimensione più complessa e consapevole del testo. Senza tradire la tradizione, la messinscena scava nella condizione umana dei personaggi, trattandoli come persone reali, attraversate da fragilità, paure e desideri. Il risultato è uno spettacolo che conserva l’energia comica dell’originale ma ne modifica la tensione drammatica, affidandosi a una compagnia giovane e affiatata, capace di alternare ritmo serrato e momenti di sottile malinconia. «È quasi come se Eduardo invitasse, ora, gli spettatori ad una maggiore attenzione, a compiere quello stesso sforzo che poco prima aveva spacciato per superfluo. È chiaro, altresì, il riferimento a quell’aspetto della realtà codificato dal suo maestro, Pirandello: L’umorismo. D’altronde, qui a parlare è pur sempre Eduardo. Da questo punto parte l’idea di messa in scena: l’obiettivo è andare oltre. Trasformare questa “farsa” in vero e proprio “dramma”. Il punto di partenze è lo stimolo che Eduardo invia: prestare una maggiore attenzione al testo, ai personaggi, agli accadimenti; il punto di arrivo è la restituzione di una forma più complessa, articolata e cosciente del dramma attraverso lo studio approfondito della condizione umana di tutti i personaggi – meglio ancora se “persone” – attori di questa vicenda», ha detto Domenico Pinelli.





