Una giornata di silenzio e di raccoglimento in preghiera è quella che i genitori di Chiara Poggi hanno chiesto per questo 13 agosto 2025. A diciotto anni dal delitto della loro figlia ventiseienne avvenuto nella loro villetta di via Pascoli a Garlasco e soprattutto per il clamore mediatico intorno all’inchiesta bis della Procura di Pavia su Andrea Sempio, anche loro chiedono silenzio.
Un silenzio che verrà sicuramente rispettato da noi cronisti che abbiamo sempre seguito il caso e che siamo vicini a questa famiglia avvolta nel dolore, ma anche dalla Procura che proprio ieri, 12 agosto ha emesso un comunicato ufficiale in cui alla fine prende ancora una volta le distanze su ipotesi o elucubrazioni di opinionisti, youtuber, consulenti ecc che aleggiano intorno ad un’inchiesta che sta andando avanti in modo deciso e senza assolutamente filtrare novità.
La Procura e i carabinieri di Milano lavorano sul capo di incolpazione che vede Andrea Sempio come unico responsabile del delitto, in eventuale concorso (ma non attoriale) di altri e di Stasi che è già condannato a 16 anni in via definitiva e che deve rimanere per ora in quel capo di imputazione.
Oggi si precisa che la traccia maschile di Dna nella bocca di Chiara era frutto di una contaminazione involontaria in sala settoria, una “leggerezza” che sembra anche persino frequente, ma si fa un ulteriore passo avanti: si nomina la professoressa Cristina Cattaneo, antriopologa forense e medico legale che dirige l’Istituto di Medicina Legale di Milano e il Musa, la stessa che ha rivoltato la tesi sulla morte di Liliana resinovich, la stessa che da anatomopatologa compì l’autopsia di Yara Gambirasio. Nel suo ruolo di antropologa potrebbe anche avere necessità di studiare le ferite ossee di Chiara Poggi, confrontarle con la nuova Bpa, con le armi ritrovate? È una domanda legittima che ci poniamo ma alla quale non abbiamo per ora risposta.
Per chiosare riportiamo il comunicato di Napoleone: «A seguito del rinvenimento di un profilo genetico sconosciuto su una garza, utilizzata 18 anni fa dal medico legale per il prelievo di materiale biologico dalla bocca della vittima la Procura di Pavia, ritenendo possibile una contaminazione con precedenti esami autoptici, ha disposto approfondimenti specifici non previsti nell’ambito dell’incidente probatorio, al fine di evitare eventuali indagini su terzi soggetti. La decisione è stata presa per consentire di concentrare gli accertamenti peritali, affidati alla genetista forense, dott.ssa Denise Albani, il cui operato ha ricevuto unanime riconoscimento da tutte le parti coinvolte per la serietà e la metodologia adottata, sul materiale rilevante». I consulenti Previderè e Grignani hanno comunicato in estrema sintesi quanto segue: «Vagliando, di concerto con la Procura della Repubblica di Pavia, la possibilità che tale profilo aplotipico fosse stato originato da una contaminazione involontaria nell’ambito dell’esame autoptico prodotta dall’utilizzo di un supporto non sterile, nello specifico una “garza”, e/o di una pinza utilizzata per “trattenere” tale garza ed eseguire il prelievo nel cavo orale, sono stati selezionati i preparati istologici relativi a cinque soggetti di sesso maschile sottoposti ad autopsia in un lasso temporale prossimo all’esame autoptico condotto sulla salma di Chiara Poggi. La comparazione dei profili aplotipici parziali ottenuti dai tessuti biologici relativi ai cinque soggetti di sesso maschile sopra elencati rispetto al reperto 335283-114472 ha evidenziato una concordanza degli alleli in relazione al soggetto identificato dal codice anonimo 153E. Tale dato, in questa forma incompleta, è suggestivo della provenienza del materiale biologico maschile di cui al reperto 335283-114472 dal soggetto identificato dal codice 153E». Scrive la Procura: «per garantire poi una valutazione più ampia degli elementi raccolti, sia in sede medico-legale sulla vittima, sia sul luogo del delitto, la Procura ha incaricato come ulteriore consulente del Pubblico Ministero la prof.ssa Cristina Cattaneo, ordinario del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, figura di riferimento nel campo dell’antropologia e medicina legale».
Infine «si ribadisce da ultimo che ogni dichiarazione o riferimento alla Procura di Pavia, in assenza di comunicazioni ufficiali, è da ritenersi privo di fondamento».





