La libertà è il bene più prezioso, si sa. Ma quando si teme per la propria incolumità o quella dei propri cari, anche la libertà può passare in secondo piano. Questo è stato il convincimento di un padre, un imprenditore, che ha ingaggiato degli investigatori privati accreditati per seguire la figlia diciassettenne, secondo lui possibile vittima di rapimento.
Tutto nasce da alcune minacce anonime ricevute dall’imprenditore da parte di sconosciuti: lettere, messaggi e intimidazioni. L’uomo per tenere la vicenda il più riservata possibile si rivolge alle investigatrici della Tarricone Investigazioni di Milano, agenzia investigativa accreditata e declinata al femminile.
Sin da subito la situazione ci sembrò critica, anche in base alle prove che ci portĂ il padre preoccupato – ha raccontato Valentina Tarricone – così iniziammo a predisporre un piano di sicurezza efficace per la figlia».
Le investigatrici prima di tutto incaricarono due giovani collaboratori, un uomo e una donna di 23 anni, di entrare nell’entourage della presunta vittima di stalking, riuscendo ad ottenere un rapporto di fiducia e addirittura amicizia con lei.
Trascorsero 20 giorni e il padre continuava a ricevere lettere anonime e minacce.
A quel punto lui, insieme alla moglie, voleva far perdere le proprie tracce a chi lo stava minacciando così ossessivamente.
«Eravamo preoccupati e allora decidemmo di far trasferire a Milano l’intera famiglia con il loro consenso – prosegue l’investigatrice – Li accompagnammo con auto blindate, scortati da una squadra di sicurezza, nel massimo della privacy.
Affittammo un appartamento a nome di un nostro collaboratore esterno: nulla risultava a nome della famiglia dell’imprenditore e persino la nostra collaboratrice che aveva fatto amicizia con la figlia si trasferì da loro».
Sembra una storia da film, ma è reale: dopo soli 15 giorni nella cassetta della posta dell’abitazione “blindata” c’era un’altra lettera di minaccia: inutile fuggire, a breve la ragazza verrĂ rapita!
Sospettando di avere a che fare con una organizzazione strutturata sul territorio nazionale, che utilizzava probabilmente mezzi sofisticati per il rintraccio, la famiglia sa Milano si spostò a Parigi su un aereo privato, in un appartamento sotto nostra copertura e il controllo costante. Di nuovo arrivò una lettera anonima.
«La famiglia era ormai disperata, ogni sforzo sembrava vano, ed iniziammo a capire che bisognava essere ancora piĂą potenti di chi minacciava. Così portammo la famiglia a Roma, seguendo sempre lo stesso iter e organizzammo un appostamento H24». Fino all’epilogo: una mattina l’imprenditore tornò a casa in taxi, e mentre andava verso il portone, la squadra appostata notò un uomo sospetto che sembrava aspettarlo. L’imprenditore entrò nell’atrio e prima che l’uomo sospetto lo seguisse all’interno, un agente investigativo si intrufolò subito dopo. Fu in quel momento che si accorse che era proprio lui, l’imprenditore che imbucava una lettera indirizzata a sĂ© stesso. «Per noi fu spiazzante, ma poi capimmo il motivo: sembra assurdo ma quel papĂ era talmente terrorizzato dall’idea che la figlia potesse essere rapita, che preferiva tenerla in uno stato di costante protezione piuttosto che rischiare di perderla. Forse l’amore di un padre porta a fare cose folli, ma quando la paura impedisce non solo a lui di vivere, ma anche alla figlia di godere della sua libertĂ , ci si trova davanti a qualcosa di patologico, che nessun investigatore può fermare».





