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Baby prostituta di buona famiglia, i genitori la scovano con l’aiuto dell’investigatore

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Ogni genitore pensa di conoscere i propri figli meglio di chiunque altro. Ma, purtroppo, spesso non è così. Lo sa bene una coppia di genitori di Roma, lui avvocato e lei imprenditrice edile, che si è dovuta rivolgere a investigatori privati professionisti per scoprire la “doppia vita” della propria figlia sedicenne.

Tutto nasce, alcuni mesi fa, dall’osservazione da parte dei genitori di alcuni cambiamenti nelle abitudini della figlia: uno stile di abbigliamento più appariscente del solito, nuove amicizie sconosciute ai genitori, molto tempo trascorso chiusa nella propria camera ad utilizzare i social o, al contrario, permanenza fuori casa fino a molto tardi la sera contrariamente alle abitudini.

È stato allora che la coppia si è rivolta alle investigatrice dell’agenzia Tarricone Investigazioni da tempo sul campo per la prevenzione dei reati che coinvolgono i minori.

«Ciò che li ha fatti particolarmente preoccupare è stata la scoperta di una piccola scatola nascosta nell’armadio della ragazza, contenente numerose banconote di grosso taglio e, dietro alcuni vestiti, delle borse molto costose, che loro non le avevano mai regalato – ha raccontato Valentina Tarricone – durante la  consulenza ci hanno spiegato che la ragazza era sempre stata particolarmente timida, ingenua e riservata, e che temevano che qualcuno la stesse coinvolgendo in qualcosa di strano, contro la sua volontà».

A quel punto le agenti hanno assunto l’incarico di controllare la condotta della ragazza fuori casa e online, per conoscere finalmente la verità. Fin dai primi giorni di indagini la situazione si è rivelata essere molto più grave e complessa di quanto loro avessero mai immaginato.

La ragazza, infatti, aveva un account Onlyfans sotto mentite spoglie insieme ad un’altra ragazzina della sua età, sul quale diffondevano, mettendoli in vendita, foto e video pornografici che le ritraevano e nei quali erano del tutto riconoscibili: il viso di entrambe era visibile, e sebbene il nome scelto fosse falso, risalire alla loro reale identità sarebbe stato un gioco da ragazzi per un malintenzionato.

«Ma incredibilmente non è questo l’aspetto più grave – ha proseguito l’investigatrice – le ragazzine, attraverso la piattaforma e tramite un giro di passaparola e di chat su canali quali Telegram o Signal, prendevano appuntamenti con uomini adulti, che incontravano offrendo favori sessuali in cambio di soldi o di regali. Nell’attività di pedinamento le ragazze, infatti, sono state più volte fotografate e filmate dai nostri agenti mentre salivano in auto o entravano in casa di uomini maturi, uscendo poco dopo con borse griffate. Ed ancora, entrare in locali riservati a maggiorenni, sebbene entrambe non lo fossero, per incontrare uomini che erano lì ad attenderle, consumando con loro superalcolici e altro tipo di sostanze, appartandosi per scambiarsi effusioni, o all’interno dello stesso locale, rimanendo spesso anche visibili agli occhi dei presenti, o uscendo insieme a loro fuori dal locale, per continuare gli atti sessuali».

Una vicenda incredibile quanto doloroso per le esperte è stato dover consegnare l’esito delle indagini ai genitori. «Per loro è stato un vero trauma scoprire non solo la vita nascosta della loro bambina, ma anche venire a conoscenza del fatto che era stata la figlia a coinvolgere l’altra ragazzina nel suo piano e a minacciarla, malgrado quest’ultima volesse interrompere questa attività».

Fortunatamente aver conosciuto subito la verità ha permesso ai genitori di gestire la situazione prima che degenerasse ulteriormente, seguendo un percorso con diversi professionisti, compresi psicoterapeuti, che riportassero luce nel torbido della vita di una ragazza così giovane.

La conclusione è ancora più assurda: «Alla fine ci si è chiesti il motivo della condotta della ragazza che comunque non aveva certo bisogno di soldi. Motivo che non è stato mai chiaro per nessuno, né tantomeno per i genitori. Ma da quello che si è potuto evincere, molte considerano questo tipo di atteggiamento come una “moda del momento”, del tutto inconsapevoli delle conseguenze presenti e future che atti così gravi sono in grado di produrre, per la loro incolumità, prima di tutto, e per il loro futuro di giovani donne, ancora da costruire. Invitiamo dunque i genitori a vigilare sempre sulla vita dei figli e quando si hanno sospetti fondati a rivolgersi ad esperti o alle forze dell’ordine», hanno concluso le dorelle Tarricone.

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giornalista professionista e scrittrice specializzata in cronaca nera e giudiziaria con master in scienze forensi e sopralluogo sulla scena del crimine ha pubblicato Yara Autopsia di un'indagine (Mursia) e il romanzo giallo Maremoto a Varigotti (Mursia)
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