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Caso Yara, la Cassazione mette la parola fine: la difesa di Bossetti può solo visionare i reperti

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La Corte di Cassazione sembra abbia messo definitivamente la parola “fine” sulla vicenda dei reperti del caso Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate, uccisa da Massimo Giuseppe Bossetti per le sentenze il 26 novembre 2010 in un campo di Chignolo d’Isola. I difensori del muratore di Mapello condannato all’ergastolo non potranno dunque mai analizzare i reperti rimasti del caso (abiti della bambina e provette di avanzi di Dna), ma al massimo – se e come lo decideranno i giudici di bergamo – potranno visionarli.

La vicenda parte dalla sentenza depositata il 26 luglio del 2023, in cui giudici della Cassazione avevano sottolineato come l’autorizzazione all’esame dei reperti “deve ritenersi irrevocabile, valida, vigente, intangibile e non può essere in alcun modo discussa”, ma avevano commesso un “evidente errore di fatto” facendo sì riferimento al provvedimento del 27 novembre 2019 – emesso dal presidente del tribunale di Bergamo – ma inserendo “erroneamente” la ‘nota’ del 2 dicembre 2019 (indirizzata esclusivamente all’Ufficio corpo di reati e non alla difesa). In quella nota il giudice di Bergamo aveva ‘rettificato’ la decisione di soli cinque giorni prima precisando “che l’autorizzazione concerne la mera ricognizione dei corpi di reato (…) rimanendo esclusa qualsiasi operazione di prelievo o analisi degli stessi”. In sintesi, a poche ore di distanza, il giudice aveva corretto se stesso e non era più possibile toccare gli abiti di Yara, né provare a ottenere nuove risposte dai campioni di Dna. Un dietrofront inaccettabile per la difesa di Bossetti che nel ricorso, estremamente tecnico e con più richiami a sentenze delle Sezioni Unite, rimarcava come un giudice non può contraddire una precedente decisione e che andava dunque ribadita la correttezza della pronuncia della Cassazione con riferimento alla decisione del novembre 2019 nel punto in cui consentiva l’analisi dei reperti, in particolare di quelli biologici, e non solo la visione. Oggi la Cassazione ha deciso, invece, che ai legali del condannato non resta che vedere, e non toccare, gli elementi che hanno contribuito alla condanna all’ergastolo di Bossetti. La palla ora, salvo sorprese, passa nuovamente a Bergamo che dovrà fissare una data per consentire alla difesa la visione dei reperti di Yara Gambirasio.

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Laura Marinaro
giornalista professionista e scrittrice specializzata in cronaca nera e giudiziaria con master in scienze forensi e sopralluogo sulla scena del crimine ha pubblicato Yara Autopsia di un'indagine (Mursia) e il romanzo giallo Maremoto a Varigotti (Mursia)
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