Caso Yara, tutto da rifare? Il 5 ottobre si avvicina. Questa la data dell’incidente di esecuzione fissato davanti al Gip di Bergamo e richiesto dalla difesa di Massimo Giuseppe Bssetti, il muratore di Mapello condannato all’ergastolo per il delitto della ginnasta di Brembate di Sopra, nel quale si dovrebbe avere un responso sulleventuale nuova analisi genetica dei 51 campioni di Dna “avanzati” dall’inchiesta che portò ad identificare la traccia di Ignoto Uno con Bossetti e che erano conservati  prima nei frigoriferi del San Raffaele di Milano e poi nell’ufficio corpi di reato del Tribunale di Bergamo.
Come nasce tutta questa vicenda che sembra protrarsi dall’epoca successiva ai processi che  nel 2018 condannarono definitivamente Bossetti?
Ce lo ha spiegato Claudio Salvagni, storico difensore di Bossetti: «A richiedere questo incidente di esecuzione nell’ambito di un’indagine difensiva siamo stati noi sin dall’inizio dopo il 2019 quando sapemmo che esistevano ancora dei campioni del Dna di Ignoto Uno misto a quello della piccola Yara al San Raffaele». Nasce allora una sorta di braccio di ferro tra la difesa di Bossetti e la Procura e il Tribunale di Bergamo che si rimpallano le decisioni per permettere o no ai difensori del condannato di ripetere l’esame del Dna proprio utilizzando quei campioni. La questione è molto tecnica e si va avanti a ricorsi su ricorsi. Fino a che due anni fa viene permesso alla difesa di vedere i reperti del caso, non solo gli indumenti di Yara dai quali venne estratta la famosa traccia di Dna nucleare di Ignoto Uno, poi attribuita a Bossetti, ma anche tutti gli altri. La difesa ha potuto vederli, senza analizzarli ,constatando l’ottimo stato di conservazione. Ma adesso chiede di vedere le foto e i dvd contenenti i dati grezzi del Dna di Ignoto Uno, di analizzare campioni e reperti da cui venne a suo tempo estratto il profilo genetico, più acquisire i fogli lavoro e altra documentazione.
«Nutro grosse perplessità che la traccia Ignoto Uno derivi dalla traccia “31g20” che venne isolata sugli slip e sui leggins di Yara; abbiamo bisogno di vedere tutte le “corse elettrofretiche effettuate dai Ris, dobbiamo essere certi di come si arrivò al nostro assistito perché abbiamo grossi dubbi e questo potrebbe, eventualmente, essere fondamentale per una futura revisione del processo». Un processo che secondo la difesa si è basato soltanto sulla prova granitica del Dna nucleare di Bossetti su una parte sensibile e importante nel determinare la contestualità col delitto. «Il 5 ottobre nell’incidente di esecuzione potrebbe esserci una disposizione di approfondimento sul Dna, per superare notevoli anomalie riscontrate, tra cui la presenza del Nucleare e non del mitocondriale di Bossetti nella traccia mista».
Bossetti dal carcere di Bollate, dove occupa il suo tempo lavorando per un’azienda di tubature e rispondendo a chi gli scrive lettere ma anche partecipando a concorsi letterari e di poesia e cucinando in cella specialità bergamasche, si professa innocente e chiede di dimostrare la verità . «Lui non vuole farsi illusioni – ha detto Salvagni – ma a posteriori dopo tanti anni e battaglie la domanda che si fa è: ma io alla fine mi sono potuto difendere o no? Perché io?
E se fossero stati nascosti i campioni? Perché sono stati distrutti due giorni dopo?»
Bossetti fino a quando è rimasto a Bollate ha potuto conoscere Alberto Stasi anche se non approfonditamente. Cosa ha detto? «Massimo è convinto della sua innocenza ed è contento per lui, per quello che potrebbe accadere se il processo venisse revisionato».





