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Delitto di Senago, Impagnatiello in aula chiede scusa, ma la famiglia di Giulia dice “no”

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«Mi rivolgo a Giulia e alla sua famiglia. Non ci saranno mai abbastanza parole. Quel giorno è successo qualcosa di inspiegabile, che mi ha lasciato sconvolto per la disumanità. Ho distrutto una famiglia e il figlio che ero pronto ad accogliere». Una frase a dir poco scioccante e probabilmente “studiata” quella che giovedì 18 gennaio, ha pronunciato davanti alla Corte d’Assise di Milano, Alessandro Impagnatiello, l’ex barman trentenne di Senago a processo per l’omicidio della sua compagna Giulia Tramontano e per l’interruzione di gravidanza del piccolo Thiago. Un delitto efferato avvenuto in via Novella il 27 maggio scorso alle 19.30. Giulia aveva appena incontrato l’amante di Alessandro all’Armani e aveva deciso di lasciarlo per sempre e dedicarsi al suo bambino quando lui – che da mesi l’avvelenava con il bromadiolone, veleno per topi – l’ha assalita senza nemmeno farla parlare da tergo e l’ha colpita con 37 coltellate. poi ha pulito tutto, ha tentato di bruciarne il cadavere nella vasca da bagno e poi in garage e dopo due giorni l’ha abbandonata nell’intercapedine tra due box a 500 metri da casa. Ne ha denunciato la scomparsa fingendo preoccupazione. Fortunatamente i carabinieri hanno subito capito che c’era qualcosa di incongruente e lo hanno prima attenzionato e poi incastrato e fermato. Allora ha confessato, senza mai dimostrare pentimento.

Prima di chiudere la prima udienza del dibattimento, l’imputato difeso da Samantha Barbaglia e Giulia Geredini ha chiesto alla Corte presieduta da Antonella Bertoia, giudice che condannò Bossetti, di poter parlare. Lo ha fatto piangendo e rivolgendosi alla famiglia di Giulia presente in aula. Chiara, la sorella, a quel punto è uscita. Il padre Franco invece ha continuato a incrociare il suo sguardo facendo cenno di “no”! «Non so da cosa sono stato avvolto quella notte – ha proseguito Impagnatiello – Quel giorno con loro anche io me ne sono andato perché anche se sono qui a parlare non significa che sono vivo più; non chiedo che queste scuse vengano accettate, sto sentendo ogni giorno cosa vuol dire perdere un figlio, chiedo solo che possano essere ascoltate le scuse e se questa è un’occasione per farlo, chiedo scusa a loro (rivolgendosi a Tramontano) in primis. L’unica cosa che faccio la sera è sperare di non svegliarmi al mattino ». «La famiglia respinge le scuse dopo sette mesi – ha chiosato l’avvocato dei Tramontano, Giovanni Cacciapuoti, ammesso come parte civile – Impagnatiello avrebbe potuto farlo prima e non ha mai chiesto scusa a nessuno, il processo stabilirà anche la valenza di questo gesto odierno e i suoi comportanti, non solo prima e durante il delitto, ma anche dopo». «Le scuse di Impagnatiello sono sincere», ha commentato il suo legale Barbaglia.

Intanto la Corte ha respinto la richiesta di costituzione di parte civile per il Comune di Senago rappresentato dall’avvocato Antonio Ingroia, e anche dell’associazione Polis e di Penelope, in quanto il danno di immagine è derivato non tanto dalla vicenda del delitto, ma dall’esposizione mediatica. Per cui il risarcimento sarebbe solo collettivo e non soggettivo come previsto.

Ammessi invece i familiari di Giulia tutti presenti in aula, papà Franco e mamma Loredana insieme a Chiara e al fratello Mario. Alessandro Impagnatiello è imputato di omicidio volontario aggravato da futili motivi, crudeltà, premeditazione oltre che di distruzione e occultamento di cadavere e interruzione volontaria della gravidanza, e rischia l’ergastolo. Il processo si è aggiornato al 12 febbraio quando verranno sentiti i carabinieri della sezione Omicidi di Milano e quelli di Senago. Il 7 marzo verrà sentita Allegra C. la giovane “amante” di Impagnatiello con cui Giulia si era vista nel pomeriggio prima di morire e i familiari di Giulia. Ammessi 33 testi dell’accusa e nuovi documenti, tra cui il video del baby shower organizzato in casa dall’imputato il 17 marzo, quando già avvelenava Giulia da mesi. Per la difesa solo due testi uno psicologo e uno psichiatra, chiara la scelta difensiva che dovrebbe andare verso la richiesta della perizia psichiatrica. per la parte civile saranno 12 i testimoni.

 

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Laura Marinaro
Laura Marinaro
giornalista professionista e scrittrice specializzata in cronaca nera e giudiziaria con master in scienze forensi e sopralluogo sulla scena del crimine ha pubblicato Yara Autopsia di un'indagine (Mursia) e il romanzo giallo Maremoto a Varigotti (Mursia)
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