In trent’anni di vita da cronista da strada non avevo mai assistito a ciò che sta accadendo con il caso #Garlasco. Forse, quello che si avvicinava di più soprattutto nella visibilità mediatica e nella divisione dell’Italia intera in opposte fazioni, era stato il caso Yara con le tantissime e dovute differenze.
Garlasco, però, è altro. Anche per noi che in qualche modo “ci siamo dentro” perché per diritto e dovere di cronaca dobbiamo dare conto dei fatti e degli avvenimenti. Non tanto di opinioni. Ed è proprio questo il punto: i fatti, le opinioni. La cronaca e lo show. Partiamo dai fatti, da quelle che sono le notizie sulle quali soprattutto in tv si ricama qualsiasi scenario. La prima notizia è: a marzo 2025 Andrea Sempio che era già stato indagato dalla Procura di Pavia nel 2016/2017 viene convocato nella sede della Scientifica dei Carabinieri di Milano per prelevare il suo Dna. A quel punto noi cronisti abbiamo conferma che a Pavia hanno riaperto una nuova indagine sul delitto di Garlasco e che Sempio è indagato in concorso con Stasi (condannato in via definitiva) o altri ignoti. Apriti cielo si scatenano ovviamente tutti i cronisti, come è normale e sacrosanto, alla ricerca di riscontri cartacei e di interviste. I primi non ci sono: la Procura e i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano sono muti e a parte poche conferme a nostre domande o indiscezioni non ufficialmente confermate non si sa molto altro. SI IMMAGINA, SI IPOTIZZA. E lo si fa soprattutto in tv e sui social. Vi spiego perché. Perché una velina, un’indiscrezione, una notizia vera e una non notizia possono dare il là al dibattito. Il punto è che non sempre chi partecipa al dibattito è qualcuno che sa veramente qualcosa della nuova indagine e spesso anzi si ripescano le ipotesi del passato. Sulla scena proprio come in uno show si palesano personaggi mai visti nel 2007 e nel 2014, ovvero nella prima indagine e nel processo che condannò Stasi. E non si vedono anche per motivi anagrafici. Io, personalmente, ai tempi non mi ero occupata direttamente come cronista del caso perché impegnata in altre vicende professionali, ma mi sono concentrata sulla nuova indagine dal 2020 quando i carabinieri di Milano mi parlarono della Nota Informativa che avrebbe potuto mettere in discussione la sentenza Stasi con una nuova indagine di nuovo centrata su Sempio ma che poi non ebbe seguito. Ma al di là di me e di tanti cronisti che invece del caso si sono occupati davvero dal primo giorno, alcuni convinti della graniticità della sentenza di condanna, altri del fatto che quella sentenza facesse acqua da tutte le parti, ripeto, sulla scena appaiono nuovi personaggi che diventano i veri protagonisti. Per la prima volta prepotentemente a urlare le proprie opinioni o convinzioni – che perlopiù prescindono dai fatti dell’indagine che non si conoscono davvero – sono le parti in causa dirette. Avvocati onnipresenti, ex magistrati addirittura, carabinieri che parteciparono alla rima indagine, consulenti di parte e più di tutti indagati. E sì perché gli indagati si moltiplicano visto che a Brescia viene aperta un’indagine per corruzione in atti giudiziari nei confronti del magistrato che aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione della prima indagine Sempio. E quindi ci sono: Andrea Sempio che con la sua famiglia parla direttamente con alcune tv amiche e indirettamente attraverso gli avvocati (prima Lovati, oggi Cataliotti), e Mario Venditti che parla tramite il suo legale e con i comunicati minacciando denunce ai colleghi di Pavia. Un vero e proprio caos mediatico. Al quale si aggiunge la rete. Ed è qui che davvero si trova di tutto: dal professionista che analizza atti e fatti vecchi e nuovi con competenza e senza urlare, al normale cittadino che apre un canale e si mette a dire la sua facendo da cassa di risonanza delle tv, a professionisti che vengono invitati e che per la prima volta passano dal web alla tv e viceversa coccolati da conduttori professionisti e improvvisati.
Ma in tutto ciò il pugbblico, la gente cosa davvero comprende? Io credo e percepisco con la gente che mi chiede di Garlasco e che vuole sapere che ci sia molta confusione: troppe informazioni e poca capacità di discernerle, di capire cosa sono FATTI, NOTIZIE e cosa OPINIONI. Come sempre da professionista della comunicazione ammetto che il fenomeno è sociologicamente interessante, ma se vogliamo continuare a fare CRONISTI, forse a volte dobbiamo fermarci, respirare e ricordare perché diamo una notizia, se la verifichiamo al 100% e soprattutto ricordare sempre chi ci legge o ci ascolta.
In fondo a tutto sembra sotto una coperta la povera vittima, Chiara, e la sua famiglia che rivive il dolore della morte ogni momento. E lo stesso condannato che attende comunque di finire di scontare la pena, e il nuovo indagato con la sua famiglia. In silenzio i rimi due, meno l’altro. In silenzio la Procura di Pavia, quasi del tutto, in silenzio i carabinieri, in silenzio i consulenti della Procura e i periti impegnati nell’incidente probatorio, in silenzio la famiglia di Chiara e la mamma di Alberto. Forse ci vorrebbe un po’ più di silenzio da parte dei protagonisti diretti ora. Lasciamo lavorare gli investigatori e i cronisti che devono raccontare quel lavoro che ne dite? Mi ci metto anche io





