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Garlasco, tra il serio e il confuso tutti alla ricerca della verità. E Chiara dov’è?

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Garlasco 13 agosto 2007 ore 9.12 Chiara Poggi, 26 anni, impiegata in un’azienda di Milano, la Computer Sharing, è sola in casa. I suoi genitori sono in vacanza in montagna con il fratello minore Marco e il suo fidanzato, Alberto Stasi, 23 anni, laureando in Bocconi, è a casa a scrivere la tesi. Chiara si sveglia, disinstalla l’allarme e probabilmente apre la porta per far uscire i gattini che accudisce. Poi si siede nella saletta tv sul divano a mangiare dei cereali. Qualcuno, però, disturba la sua quiete e si introduce in casa. Chiara lo conosce ma non abbastanza per gradire la visita. Nasce una lite, lo sconosciuto la colpisce con pugni e schiaffi ovunque, lei reagisce parando i colpi strappandosi persino i capelli e calciando quando lui l’atterra. Lo sconosciuto non si sa dove e come afferra un oggetto contundente pesante e la colpisce. Un martello? Una mazzetta? Le cerca la via di fuga ma lui è implacabile e la colpisce sul cranio. Ben 12 volte e gli ultimi colpi sulle scale della cantina dove lei forse per istinto corre pur essendo già semincosciente. Chiara rantola su quelle scale, per un po’. Nel frattempo lui va in cucina e si lava alla bell’e meglio, poi torna sulle scale, si appoggia al primo gradino con la mano destra sul muro per cercare di capire se lei è ancora viva. Infine fugge con l’arma dal retro verso una casa, quella della nonna, che non si accorge della sua presenza in garage dove lui si sistema. Dalla nonna beve, non mangia, e poi va a casa per pranzo. Ma anche lì non mangerà.

Ore 13.50, dopo numerosi squillini e telefonate senza risposta, tranne due in cui è scattato l’allarme dopo le 13.27, Alberto va a casa da Chiara per capire cosa sia accaduto. Scavalca il cancello dopo averla chiamata invano, entra in casa dalla porta socchiusa e nota il sangue davanti alla porta della cantina. La apre e fa la macabra scoperta. È scioccato non sa cosa fare: forse l’assassino è in casa, è meglio fuggire, è meglio non toccarla per evitare inquinamenti vari o danni, nel caso ancora respiri. Lui, razionale come è, ma scioccato, chiama il 118 e nel frattempo corre in caserma dove – dirà – si sarebbe sentito più sicuro.

Da quel momento inizia il Giallo di #Garlasco. Lo chiamo #Giallo perché, pur avendo una verità processuale scritta nel 2015, dopo due assoluzioni e un rinvio ad una nuova Corte d’Appello, con una condanna a 16 anni nei confronti di Stasi, oggi a distanza di quasi 20 anni, i dubbi su chi davvero possa aver ucciso Chiara sono tanti e in tantissimi di noi. A coltivarli per anni, non è stata solo la difesa di Stasi, ma una Procura della Repubblica. Il 13 marzo 2025 su ordinanza del Gip di Pavia, Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, già indagato e archiviato per il delitto nel 2017 in una inchiesta lampo, si reca dai carabinieri di Milano per dare il suo Dna. Sulle unghie della vittima, già nel 2014, era stato isolato un aplotipo Y non appartenente a Stasi, nè ad altri parenti, poi comparato nel 2016 con il suo e matchato. Perché? Lui frequentava la casa, ma in maniera sporadica secondo le prime dichiarazioni. E non ci andava per certo dal 4 agosto. Da quel Dna, da quell’indagine genetica è ripartita la nuova inchiesta, ma non solo. I carabinieri di Milano Moscova, quelli esperti della sezione omicidi, nel rileggere gli atti della prima indagine hanno capito che c’era qualcosa che non andava e che forse Stasi, comunque assolto in due processi e poi condannato, non era mai stato creduto e alla fine senza una prova forte e decisa era stato condannato. Ma forse le responsabilità di questo altro ragazzo, che allora aveva 19 anni, erano ben diverse. Lui, che era stato un fantasma nell’indagine dei primi tempi e anche quando, nel 2008, era stato risentito in merito a tre strane chiamate a casa Poggi fatte pur sapendo che il suo amico Marco non c’era, forse adesso era da attenzionare sul serio.

A maggio 2026 la Procura chiude la prima parte delle indagini: per i pm Sempio è l’autore del delitto e avrebbe agito per motivi sessuali legati alla visione di video intimi di Chiara e probabilmente in base alla sua visione distorta del rapporto uomo donna, approfittando dell’assenza dell’amico Marco. Sarebbero 21 gli indizi gravi e concordanti che lo inchioderebbero alla scena del crimine quella mattina. Persino un alibi fasullo, un indizio grave e persino un’inchiesta per corruzione che coinvolge il padre e addirittura un ex pm e dei carabinieri.

Nella calda estate prosegue il lavoro degli inquirenti con nuove consulenze e controdeduzioni e la ricerca di rivoli e scenari collaterali al delitto ai più sconosciuti. Un lavoro fatto in tale totale riserbo che il pubblico, ormai in delirio per questo caso e per i suoi protagonisti, chiede notizie anche quando non ce ne sono. Il 28 settembre scadono i termini per l’inchiesta e inizia il percorso verso l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, ma nessuno riesce ad aspettare in silenzio come vorrebbe la Procura.

Nè noi giornalisti, sempre a caccia di qualcosa di nuovo o interessante da raccontare, come è giusto che sia, a volte anche avvicinandoci alla verità, nè le difese dell’indagato, del condannato e della parte civile. E tutti sono lì ad alimentare una sorta di show televisivo e sul web – come già in passato è accaduto, ma mai come oggi – dove pochi hanno puntato lo sguardo verso una verità investigativa seria e concreta, l’unica che potrebbe diventare processuale, e molti invece “la buttano in caciara”, come si suol dire, probabilmente perché non vogliono accettare che una verità processuale venga messa in discussione, perché non coltivano il dubbio, perché non vogliono ammettere di aver sbagliato, oppure erché credere a quelle che sono solo ipotesi fantasiose fa più bene a sè stessi. Questo show ha dei costi per molti, dei guadagni per altri, ma quello che conta è che continui ad alimentarsi e ad alimentare.

Voi direte: ma tu ci sei dentro. È vero, ma ci sono perché per il mio lavoro non posso non esserci. Io mi occupo di questo nella vita da decenni, non lo faccio per hobby e cerco di non gettarmi nella mischia senza criterio, pagando tra l’altro molto vi assicuro per questo. Ma torniamo sul punto:

Per l’opinione pubblica oggi Stasi è il novello Enzo Tortora, anche se non ha ancora nè chiesto nè ottenuto una revisione del processo; Sempio è sicuramente l’assassino, anche se nemmeno è stato ancora rinviato a giudizio e i Poggi sono “strani” perché credono alla verità processuale. Questo è il prodotto di mesi e mesi di narrazione a volte sterile.

Ma in tutto ciò cosa pensa Stasi davvero oggi, che è in semilibertà e sta pensando al suo futuro e soprattutto dov’è Chiara? Chiara potrebbe non aver avuto Giustizia sulla terra, perché la verità processuale non sempre è quella reale. Credo che in questi giorni bisognerebbe un po’ pensare di più a lei a cosa lei vorrebbe oggi per tutti e per sè stessa.

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Laura Marinaro
Laura Marinaro
giornalista professionista e scrittrice specializzata in cronaca nera e giudiziaria con master in scienze forensi e sopralluogo sulla scena del crimine ha pubblicato Yara Autopsia di un'indagine (Mursia) e il romanzo giallo Maremoto a Varigotti (Mursia)
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