Il Giallo di Garlasco sembra non avere fine. Gli accertamenti della Procura di Pavia nella nuova indagine che vede Andrea Sempio indagato per il delitto di Chiara Poggi avvenuto nella villetta di via Pascoli a Garlasco il 13 agosto 2007, vanno avanti spedite. Prevista a giorni il deposito della consulenza medico legale dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo che potrebbe delineare una nuova veritĂ rispetto a quella processuale che nel 2015, dopo due assoluzioni e un rinvio ad un processo di appello bis, ha visto condannato a 16 anni il fidanzato della vittima Alberto Stasi. Una nuova veritĂ che potrebbe confermare la prima ipotesi di orario della morte alle 11 (il che scagionerebbe Stasi) e che potrebbe aprire a scenari di piĂą persone sulla sceba del delitto. Al di lĂ delle indagini dei carabinieri di Milano Moscova coordinati da Fabio Napoleone, dalle carte del passato e dal pc di Chiara Poggi (al centro per la ricerca del movente) emergono segreti inconfessabili e asti familiari che aprono a molti dubbi. La famiglia Poggi, infatti, oggi si erge a paladina in difesa di Andrea Sempio convinta della colpevolezza assoluta del condannato al punto da fare consulenze che portino a riaccusare chi ormai non può essere di nuovo processato per legge.

Il settimanale Giallo fa luce su quelle intercettazioni inedite, mai pubblicate fino ad oggi. Tra queste una del due dicembre 2007: al telefono Maria Rosa Poggi in Cappa (la mamma delle gemelle Paola e Stefania cugine di Chiara Poggi), racconta a un’amica la furibonda lite tra Rita e Giuseppe Poggi e le cugine durante una cena.
Nel brogliaccio dei carabinieri di Vigevano che le ritennero irrilevanti è scritto:
«Maria Rosa riferisce all’amica che sono stati a cena da loto Giuseppe Poggi (suo fratello) e Rita Preda (mamma di Chiara) ed è successo “un casino” perchĂ© le sue figlie (Paola e Stefania) sono arrabbiate con gli zii in quanto – a loro dire – non le hanno difese in merito all’omicidio di Chiara». A questo proposito ricordiamo che le due cugine forse a caccia di visibilitĂ avevano persino creato una foto finta (fotomontaggio) di loro due con le cugine e l’avevano apesa al cancello della villa a favore di giornalisti, salvo essere sbugiardate. Erano state poi “coinvolte” dai carabinieri locali per “incastrare” in qualche modo Stasi, farlo crollare insomma.
La intercettazione continua: «Maria Rosa riferisce all’amica che Paola mentre c’erano gli zii a cena ha ingerito tante pastiglie di vario tipo e hanno dovuto chiamare l’ambulanza e portarla in ospedale d’urgenza. Maria Rosa dice che le sue figlie sono due malate di mente in quanto sono arrabbiate con gli zii perchĂ© non le hanno dofese davanti al mondo in occasione dell’omicidio, non dovevano farsi fotografare con Alberto Stasi ma con loro. Nell’occasione della cena per colpa delle figlie anche Ermanno Cappa, il padre, per il dispiacere di ciò che pensano le figlie si è messo a piangere davanti a tutti. L’amica le dice che devono smettere di vivere solo per le figlie e iniziare a vivere un po’ per loro perchĂ© tanto non le capiranno mai. Gli consiglia di pensare a lei e al marito e di non assecondare sempre Paola e Stefania. Le dice poi che Paola è da ricoverare anche contro la sua voglia perchĂ© è pericolosa anche per sè stessa, riferito al fatto che alcuni giorni fa si è puntata un coltello al cuore e si è fatta male».
Frasi a dir poco inquietanti che fanno il paio con il tentativo di autolesionismo di Paola avvenuto pochi giorni prima del delitto e che è stato raccontato nelle carte dell’epoca e in una lunga intervista rilasciata a Giallo ad una soccorritrice della Croce Garlaschese intervenuta sul posto e invitata da Stefania Cappa e non far sapere a nessuno dell’intervento sulla sorella. PersonalitĂ molto particolari emergevano sin da allora, mai esplorate, e molto diverse dalla povera vittima.






