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Giovanna Maglie, penna agile e pungente nei ricordi di un’amica dagli Usa

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Francesca Di Matteo, ex giornalista e volto Mediaset, trasferita a Manhattan da alcuni anni, dove svolge la sua attività sempre legata agli italiani negli Usa e all’Italia, ha voluto ricordare Giovanna Maglie, l’importante giornalista italiana ex inviata di guerra e corrispondente proprio da New York per la Rai, appena deceduta a 70 anni a Roma.

«Una persona ingombrante, rumorosa, testarda. Penna agile e pungente. Donna intelligente e colta. Questa era la mia amica Maria Giovanna Maglie. Amica grande, immensa, non solo per la sua mole, che sapeva indossare con raffinata eleganza e straordinaria bellezza. Maria Giovanna era grande di testa, sempre aperta e libera. Avversa a ogni forma di conformismo e contraria a quel politically correct che ultimamente va tanto di moda, ma che lei non riusciva proprio a tollerare. Personaggio criticato, soprattutto dopo gli anni trascorsi con mamma Rai e terminati con le sue dimissioni e lo scandalo sui rimborsi spesa negli anni passati a New York. Un’inchiesta finita in una bolla di sapone dopo l’archiviazione da parte del giudice. “Volevano farmi fuori perché davo fastidio”, ripeteva. 

Giornalista amata ed odiata. Carismatica, brillante e mai banale per tutti. Ognuno oggi la ricorda a modo suo. Ed è giusto cosi. Avversa all’ipocrisia per natura, Maria Giovanna non avrebbe mai tollerato coccodrilli ipocriti su di lei. Men che meno chi l’ha conosciuta in vita ed ora si ritrova a leggere finti commenti sui social o sui giornali. 

Io, personalmente, la ricordo con la pancia e con il cuore. Sí, perché Maria Giovanna Maglie l’ho vissuta da giornalista e da figlioccia. Ho condiviso luoghi di lavoro con lei ma anche la sua tavola, la sua casa, i suoi affetti più intimi, i suoi umori, vestiti, gioie e risate. Ero una giovane praticante giornalista quando l’ho incontratta per la prima volta. Mi aspettava dentro a una stanza con le finestre larghe e le tende leggermente oscuranti. Sedeva dietro a una grande scrivania, con il sole di un caldo pomeriggio romano che le batteva alle spalle. Entrai e mi trovai davanti a questa donna immensa. Ne rimasi subito estasiata, folgorata dal suo intelletto e dalla poliedricità del suo verbo. Bella con quei tratti decisi, delicata nelle movenze del suo corpo tanto presente quanto incredibilmente leggero. Intelligenza pura in una donna che conosceva la politica estera come le sue tasche, avendo lavorato come inviata di guerra prima e come corrispondente all’estero poi per Rai2. Fu un colpo di fulmine reciproco. Si innamorò anche lei di me. E da quel momento iniziò la nostra vita professionale e personale insieme. 

Fu lei a preparami per l’esame da giornalista. Lei che mi strappava i fogli, o mi segnava con la penna gli errori che dovevo categoricamente evitare. Nottate, tante, passate a casa sua, nel cuore vecchio di Roma a scrivere e a cercare di apprendere un po’ del suo stile. Impresa difficile. Nella mia carriera giornalistica, trascorsa nella carta stampata prima e in tv poi, non ho mai più visto nessuno scrivere come lei. Era a suo agio anche nel caos di una festa, o nel traffico di una città in tilt: sempre pronta a buttar giù articoli opinionistici di politica estera con ragionamenti complessi e mai scontati. La verità è che era nata per fare la giornalista, per questo le bastava un computer per trasformare i suoi pensieri in pezzi agili. La ricordo benissimo pestare sui tasti della tastiera con lo stesso movimento che solo un giornalista nato con la macchina da scrivere saprebbe riprodurre. 

Ironica e divertente. Per chi ha avuto la fortuna, come me, di conoscerla nella sua vita privata, MGM come le piaceva firmarsi, era davvero uno spasso. Una volta, a casa cadde a terra nel tentativo di raccogliere dei fogli sul pavimento. Dovette mettere dei punti sul sopracciglio. Quando andai a trovarla mi disse: “Non immaginavo che la mia testa pesasse di più del mio culo”. Affettuosa, seppur a modo suo. Lei che non amava smancerie come abbracci o baci, ma mostrava amore con poche parole di stima. Ecco, quelle oggi, le conserve tutte, gelosamente. 

E anche se negli anni successivi alla nostra vita in simbiosi, ci siamo allontanate per divergenze politiche – lei si era avvicinata molto alla Lega di Matteo Salvini e sulla politica americana era una sostenitrice appassionata di Donald Trump – oggi muore con lei un pezzo di me. Quando va via una persona ingombrante in tutti i sensi, nel bene e nel male, non puoi a fare a meno di sentirne il vuoto che lascia. Solo una cosa mi rende serena, saperla fino all’ultimo lucida. “ A France’ – mi diceva nel suo accento romano, acquisito negli anni nonostante fosse nata a Venezia – non ho paura di morire. Ho paura invece di vivere senza starci più con la testa”. Ecco, Maria Giovanna Maglie era questa. Mente, intelletto. Ciao Amica Mia Grande».

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giornalista professionista e scrittrice specializzata in cronaca nera e giudiziaria con master in scienze forensi e sopralluogo sulla scena del crimine ha pubblicato Yara Autopsia di un'indagine (Mursia) e il romanzo giallo Maremoto a Varigotti (Mursia)
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