«Cara Giulia, ieri si è ancora parlato e riparlato di te, di ciò che ti è stato fatto, di come ti è stato fatto, di quando è stato fatto.Ti chiedo scusa, cara figlia mia, perché ancora una volta ieri non hanno dato valore alla tua memoria. Non voglio parlare di giustizia, lo hanno fatto già in tanti, tutti i togati, presenti e non presenti, riconosceranno il dolore di una famiglia distrutta, che ancora dopo due anni non accetta la tua assenza. Ti chiedo scusa, Giulia, perché noi, io, papà, Chiara e Mario non possiamo darti la giustizia che meriti, non possiamo fare in modo che chi ti ha strappato alla tua meravigliosa vita abbia ciò che si merita».
«Ma cara Giulia, questo non è un compito nostro: noi possiamo soltanto assistere da spettatori. Possiamo piangere da genitori, da fratelli, da sorelle, da zii, da cugini, ma null’altro. Cara Giulia, tutti ti hanno amato dal primo giorno della tua scomparsa anche non avendoti mai conosciuta – prosegue – La tua dolcezza infinita, la tua bontà d’animo, traspare da ogni tua foto e da ogni nostro racconto. Sarai per sempre la nostra guida, la nostra luce, sarai sempre l’esempio di amore che hai dimostrato a tutti». «Ai giudici, alla giustizia, lascio il loro compito. Quello di dare la giusta pena, con coscienza giuridica e umana, ricordando a tutti loro che una figlia che ti viene strappata è un pezzo di vita che non torna più».
Una splendida lettera aperta quella che ha scritto Loredana Femianoi, mamma di Giuslia Tramontano la giovane e futura mamma del piccolo Thiago uccisa con 37 coltellate dal compagno Alessandro Impagnatiello nella loro abitazione a Senago il 27 maggio 2023. Loredana insieme a papà Franco hanno assistito al processo d’Appello per Impagnatiello, condannato in primo e secondo grado all’ergastolo, ma nello stesso tempo anche ad una sentenza di secondo grado più che discutibile. La Corte d’Appello infatti ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado escludendo l’aggravante della premeditazione e mantenendo quella della crudeltà. Ma la famiglia, in particolare la sorella Chiara che ha espresso sui social disappunto a questa “ingiustizia”, non ci sta e nemmeno la Procura Generale di Milano e l’opinione pubblica. Se non è premeditazione avvelenare la propria compagna con il veleno per topi che avrebbe sicuro ucciso il feto ma anche la donna, sin da dicembre 2022 quando Impagnatiello ha saputo della gravidanza, cosa è la premeditazione? Poco conta che “solo” dalle 15 cercava sun internet come “incenerire” il cadavere e preparava la scena togliendo il tappeto e coprendo il divano, secondo la tesi dell’accusa. Il bromadiolone, veleno per topi, provoca l’anticoagulazione del sangue e questo Impagnatiello che cercava di tutto sul web su quel veleno lo sapeva. Io credo anche che avesse messo in conto persino un dissanguamento in occasione del parto, se non l’avesse uccisa prima. La premeditazione – come ha detto il Pg – c’era anche perché è dimostrata dal fatto che lui ha compiuto quello che aveva premeditato appena ha avuto l’occasione!
Credo che la procura generale si appellerà a questa decisione che in punta di diritto si basa sul riconoscimento “solo” della preordinazione e credo che la partita giuridica non sia finita. Per il resto il gesto di stizza di Impagnatiello che ha spinto i pugni sul tavolo alla lettura della sentenza fa ancora più male e dei genitori immensi nel dolore composto non lo potranno mai sopportare.





