Il ragionevole dubbio è stato il protagonista del monologo “Potresti essere tu, il caso Garlasco” scritto e interpretato dal giornalista Mediaset Giuseppe Brindisi che dal 17 giugno torna a condurre la sua “Zona Bianca” su Rete4. Un monologo intenso sui presunti errori delle indagini che hanno portato nel 2014 alla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, ma soprattutto un approfondimento dei sette indizi a dir poco “traballanti” che non sono andati allora “oltre ogni ragionevole dubbio” per molti, persino per l’ex procuratore generale in Cassazione che ne aveva chiesto l’assoluzione. Sul palco ad intervallare il racconto di quei sette indizi che secondo Brindisi e non solo (anche secondo il primo giudice che assolse Stasi) valgono 0, le parole di Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, Alessandro De Giuseppe de Le Iene e Umberto Brindani di Gente. Una narrazione che molti definiscono “innocentista” quella andata in scena agli Arcimboldi lo scorso 4 giugno, seguita da 1500 persone in sala, che in verità è condivisa da centinaia di migliaia di cittadini italiani tutti in attesa che la Procura di Pavia chiuda le indagini su Andrea Sempio, sospettato dai pm di essere l’autore del delitto, ma anche di capire se la Procura Generale di Milano proporrĂ la revisione della sentenza Stasi a Brescia. «Questa per noi è l’ultima cartuccia – ha spiegato de Rensis sulla revisione – per cui anche noi la presenteremo quando saremo piĂą che certi».
Quello che, tuttavia, ha colpito di piĂą della serata, è stato il ricordo che Brindisi, perfetto narratore e interprete d’esperienza, ha fatto di Chiara Poiggi, la vittima, e di Alberto Stasi il presunto innocente. Un racconto molto intimo e rispettoso, quello che spesso si perde nei salotti televisivi che propongono spesso dibattiti litigiosi e sterili che non arrivano a nulla. Sul palco è mancata volutamente la narrazione su Sempio e sulla nuova inchiesta, ma è giusto così. Il titolo è chiaro: “Potresti essere tu” non è solo una riflessione su Garlasco, ma sulla nostra giustizia e sulla macchina investigativa che spesso si inceppa ai danni di almeno un detenuto ogni tre giorni secondo i dati di errorigiudiziari.com. E il pubblico ha apprezzato animandosi alla fine dello spettacolo con selfie e autografi ai protagonisti di una – forse – svolta epocale. Molti hanno criticato la scelta di uno spettacolo prima che la vicenda si concluda e hanno criticato il “tifo” a quelli che considerano i nuovi eroi. Personalmente preferisco questo tifo a quello da Stadio, il tifo di cittadini che si mettono in discussione e si fanno domande cercando risposte e spesso ottenendole da un’AutoritĂ giudiziaria che ce la sta mettendo tutta per dare quelle risposte una volta per tutte definitive.





