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Omicidio Giulia e Thiago, l’assassino in aula racconta la sua verità

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«Ero in un ambiente dove avevo responsabilità con i dipendenti, ci tenevo all’immagine, alla stima e quindi l’essere umiliato sul posto di lavoro dove passavo la maggior parte del mio tempo, avrebbe distrutto tutto. Dopo aver saputo che Giulia e Allegra si sarebbero incontrate quel pomeriggio all’Armani davanti ai colleghi, sono tornato a Senago e ho commesso una serie sconnessa di azioni …cercando di placare il trauma nella testa e quando Giulia è tornata a casa…Sì, l’ho uccisa». Per la prima volta da quando è iniziato il processo per il terribile delitto di Giulia Tramontano e del suo nascituro Thiago, avvenuto il 27 maggio 2023 verso le 19.30 a Senago, Alessandro Impagnatiello, assassino reo confesso, ha detto quale è stata la molla che ha fatto scattare la sua follia omicida. Il trentenne ex barman dell’Armani Cafè, in carcere dall’inizio del giugno 2023 con l’accusa di omicidio volontario aggravato e premeditato nonché interruzione della gravidanza e occultamento del cadavere, in aula la scorsa settimana è stato sottoposto ad esame e ha tentato di ricostruire dal suo punto di vista cosa è accaduto sin da quando ha saputo che Giulia aspettava un bambino e soprattutto durante e dopo il delitto. Lo ha fatto nello stesso giorno in cui è ricorso l’anniversario della morte di giulia e Thiago e davanti alla famiglia della vittima in aula distrutta dal dolore. Impagnatiello ha ricostruito la vicenda dal suo punto di vista e molte sono state le incongruenze riscontrate nel suo racconto. Per la prima volta durante il processo, Impagnatiello ha ammesso di aver somministrato a Giulia il veleno per topi (di cui è stata trovata abbondante traccia nel corpo) per “l’esclusivo scopo di procurare l’aborto per Giulia”. Secondo lui lo avrebbe fatto solo da inizio maggio, ma le ricerche risalgono già a novembre 2022, quando aveva saputo della gravidanza. Ha detto: «Quel periodo era completamente di indecisione dovuto alla paura che con arrivo di un bambino non sarebbe stato semplice; il mio più grosso timore era che l’arrivo del bambino potesse farmi perdere Giulia». Il punto è che – stando alle prove – seguirono le ricerche su web: “quanto veleno serve per uccidere una persona”. Su questo ha continuato a raccontare una versione di sé dicotomica, come quella in cui è stato nei giorni prima e durante e dopo il delitto. Come se ci fossero due Alessandro uno assassino lucido e l’altro convinto che Giulia potesse tornare. Una versione raccontata col piglio di un attore, con termini forbiti e cambiamenti di tono di voce e volto chiaramente studiati. Da novembre 2022 fino a maggio 2023 le ricerche continuarono: «No, ero solo confuso, volevo trovare una soluzione, ma non volevo ucciderla». Ovvio che i tentativi di Impagnatiello sono volti soltanto a far cadere l’aggravante della premeditazione. «Erano momenti di stress, di noia, fino a maggio quando caddi di nuovo nel loop agì per la prima volta in un momento di debolezza». È stato il Capitano Belotti del Nucleo Investigativo di Milano a ricostruire le ricerche “Veleni mortali fatti in casa” e “I 5 veleni più letali per l’uomo”. Impagnatiello ammette di non escluderle. Sulla somministrazione spiega: «In un due occasioni le ho somministrato un grande chicco di topicida, mentre dormiva, nella bocca semichiusa, non per recare danno a Giulia, per quanto sia insensato dirlo». È emersa anche la ricerca su web del 2 maggio su “come procurare un aborto spontaneo al sesto mese”. «La perizia tossicologica – ha spiegato la Presidente della Corte Antonella Bertoja – confligge con le sue dichiarazioni. Il dato non può spiegare se erano state singole somministrazioni o più a basse dosi».  Il pm Alessia Menegatto allora ha chiesto: «Se Giulia voleva lasciarla a maggio, perché andare avanti con il veleno?» e Impagnatiello: «Non ci saremmo mai lasciati, era il bambino il problema». Perché non lasciare libera Allegra? «Avevo paura che Giulia mi lasciasse». «Con Allegra ho sempre mentito, tanto lei se ne sarebbe andata da sola».

Impagnatiello ha raccontato anche il momento del delitto in modo differente alle precedenti versioni, solo per spiegare il motivo per cui il tappeto che era in camera era stato messo sopra le tracce latenti di sangue poi emerse col luminol e perché il divano non era sporco di sangue. «L’ho colpita in sala frontalmente (ma il medico legale ha detto che era stata colpita da tergo), poi ho pulito tutto ma il tappeto era fuori, lo aveva lavato Giulia». In realtà dalla dichiarazione dei carabinieri è emerso che la mancanza di tracce di sangue da cast off, ovvero quelle che proiettano gocce di sangue da una ferita, derivano da un fatto: Impagnatiello aveva colpito Giulia dopo averla coperta con un lenzuolo, per evitare il cast off. Lo stesso lenzuolo fu gettato via nella notte. Circostanza che lui, però, nega.  Sono comunque molte le incongruenze nella dinamica ricostruita dall’imputato e probabilmente vani i tentativi di evitare l’aggravante che potrebbe portarlo all’ergastolo.

 

 

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Laura Marinaro
Laura Marinaro
giornalista professionista e scrittrice specializzata in cronaca nera e giudiziaria con master in scienze forensi e sopralluogo sulla scena del crimine ha pubblicato Yara Autopsia di un'indagine (Mursia) e il romanzo giallo Maremoto a Varigotti (Mursia)
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