È in corso questa mattina, 5 novembre, l’udienza conclusiva del processo ad Alessia Pifferi, la quarantenne milanese già condannata in primo grado all’ergastolo per aver lasciato morire la sua piccola Diana dal 14 al 20 luglio 2022. La donna era andata a trovatre il suo compagno a Leffe, nella bergamasca, e aveva lasciato la piccola da sola al caldo, nel lettino da campeggio e solo con due biberon. «I suoi bisogni venivano prima di sua figlia» ha detto il Procuratore Generale Luisa Tontonanti «Lei si è resa conto che sarebbe morta e per questo è pienamente consapevole di ciò che ha fatto». Ci si attende una richiesta di conferma dell’ergastolo essendo stata riconosciuta la piena capacità di intendere e volere. La Pifferi è in aula con viso e capelli curati e come sempre apparentemente indifferente insieme al suo legale Alessia Pontenani coinvolta peraltro in un processo bis per falso in ordine agli interventi delle psicologhe del carcere durante la sua prima detenzione.
Dopo il Pg parleranno le altre parti la difesa che chiederà l’assoluzione dalla pesante accusa di omicidio volontario aggravato e la parte civile che si associa al pg. «Non perdonerò, anche se lei non ha mai chiesto scusa», ha detto la sorella Viviana in aula.





