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Mirella Gregori, un mistero che può risolversi dopo 40 anni

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“Mirella Gregori? Vogliamo informazioni” Quarant’anni dopo siamo pronti per un nuovo inizio.

Parliamo di un caso di cui in questi giorni si è tornati a parlare, associato alla scomparsa di Emanuela Orlandi, un mistero che risale esattamente a 40 anni fa. Ebbene noi del ilpuntonotizie.it ospitiamo un approfondimento del giornalista e scrittore Mauro Valentini, che a questa storia ha dedicato anni di lavoro e che ha pubblicato un libro molto importante dal titolo “Mirella Gregori cronaca di una scomparsa” (Armando editore, 2018)ancora molto attuale. Ecco dunque il contributo per ilpuntonotizie.it:

di Mauro Valentini

Si attende la pronuncia del Senato della Repubblica, che dovrebbe finalmente sciogliere il nodo che ancora ostacola l’approvazione di una commissione d’inchiesta sul caso di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Il condizionale è d’obbligo dopo le ultime assurdità contro la famiglia Orlandi estese a mezzo stampa e non solo. Assurdità che ledono non solo i fratelli di Emanuela ma che di fatto, paradossalmente, ostacolano anche l’inizio di una nuova era, di un nuovo inizio per cercare la verità sulla straziante assenza di Mirella.

Il 7 maggio del 1983 Mirella riceve una chiamata al citofono. Scende e non
torna più.
Incredibile, ma non si è ancora partiti da lì: da quel citofono. E dai movimenti
che Mirella fa subito dopo.
Nessuno l’ha cercata, lo dicono tutti. La sorella Maria Antonietta in primis, che mi ha raccontato la loro storia difficile nel 2018, riempiendo le pagine del mio libro: “Mirella Gregori Cronaca di una scomparsa”. E lo abbiamo fatto
quando nessuno fino a quel momento aveva scritto e parlato con attenzione e
dedizione alla loro triste storia familiare.

Della storia di Mirella.

Raccogliendo il suo grido di dolore ho per mesi scavato e scovato carte,
andando decine di volte negli archivi della Procura, per scrivere un libro che
oltre ad esser il racconto di un quadro familiare violato, è stato anche e
soprattutto un vero libro inchiesta. Il primo che ha sbattuto in faccia al lettore
(e agli inquirenti) quello che poteva esser fatto e non è stato, a tutt’oggi,
ancora fatto.

Un libro inchiesta che ha pubblicato per la prima volta un documento, tra i
tanti perduti in questa storia, che raccoglieva unimportantissima
intercettazione di Raoul Bonarelli, la guardia di sicurezza del papa, che
parlando con la moglie indicava come possibili responsabili: “quei praticoni del
prete” della parrocchia di San Giuseppe sulla via Nomentana, luogo
frequentato da Mirella. Eravamo nel 2018, quel documento, grazie a noi
rilanciato dalla trasmissione Rai “Chi l’ha visto?” avrebbe potuto esser
d’impulso per una nuova rilettura della vicenda.
Chi erano quei praticoni? Chi frequentava la parrocchia? Un’analisi accurata fatta già nel 1991 (epoca della trascrizione della telefonata spiata) e nel 2018, quando l’ho rilanciata sulle pagine del libro, avrebbe consentito e potrebbe ancora consentirci di verificare se tra quelli, tra i praticoni, per dirla alla Bonarelli, ci potesse esser qualcuno che magari, dopo il 1983, fosse stato
arrestato per reati di natura sessuale, e che potrebbe aver un percorso
giudiziario molto simile a quello per esempio di Danilo Restivo, il feroce
assassino di Elisa Claps che proprio nella parrocchia a Potenza si era palesato
proprio nel 1993.
Forse…

E poi: in questi ultimi giorni alcune amiche e compagne di scuola di Mirella si
sono palesate in TV, raccontando cose che potrebbero anche riscrivere la
posizione di una figura centrale nella scomparsa di Mirella, almeno a legger
le carte dell’inchiesta, e cioè Sonia, l’amica che lavorava nel bar sotto casa
Gregori e che con Mirella era costantemente in contatto.

Sappiamo per certo che Mirella, prima di andare a quell’appuntamento con il
fantomatico Alessandro quel pomeriggio, passa al bar e si intrattiene con
Sonia per quasi mezz’ora. Cosa si sono dette? Il punto è che anche le amiche
di Mirella ora ricordano che Sonia il giorno dopo la scomparsa aveva
affermato che Mirella era certamente andata a Villa Torlonia. Quindi quello
che diceva Maria Antonietta riguardo a questa affermazione assumerebbe più
che mai un valore assoluto, in netto contrasto con quello che Sonia ha
dichiarato.
“Sonia sa con chi si doveva incontrare Mirella” ha detto Maria Antonietta
pochi giorni fa negli studi della Rai. E se Sonia sa qualcosa che finora non ha
ricordato, una cosa che avrebbe dovuto ricordare e che le è sfuggita all’epoca,
o se forse ha semplicemente sottovalutato qualche parola detta da Mirella
quel giorno o qualche dettaglio, sarebbe importante, ora, dirlo,
comunicandolo anche all’avvocato Nicodemo Gentile, che con grande
passione e professionalità si è caricato sulle spalle le speranze della famiglia e
di tutti noi che vogliamo scoprire la verità. Sarebbe il momento giusto questo per dire: sarebbe l’ultima occasione per dire.
Eppure

Non possiamo che tornare, in questo vortice fatto di telefonate, pensieri,
parole, opere e omissioni senza che nessuno si sia assunto la colpa, a quel
nome: Alessandro.

Alessandro che ha fornito un alibi che è sembrato a molti troppo generico e
“scontato” per potergli dare la patente di granitico.
Alessandro che ricorre nei discorsi, materializzandosi anche nei diari di
Mirella.
Alessandro, che ha detto, secondo quanto racconta la mamma di Mirella, di
non aver avuto più contatti con la ragazza dalla fine delle scuole medie e che
poi però, a verbale, accorcia notevolmente quella distanza temporale.

Alessandro, che Mirella conosce bene, e che infatti sembra proprio
riconoscerlo al citofono dopo un attimo di titubanza, non tanto perché ha un
dubbio su chi sia, quanto per la singolare richiesta che le viene fatta e che
racconterà prima di uscire con precisione e perplessità (sempre secondo le
dichiarazioni di mamma Vittoria) spiegando di un invito fattole proprio da
lui, Alessandro, per un incontro sotto il monumento del Bersagliere a Porta
Pia.
Alessandro, che nessuno tra gli inquirenti, sembrerebbe aver più chiamato a
ricordare. Alessandro che poco forse ha raccontato e che, forse, potrebbe molto di più
ricordare.
Alessandro che non può esser un nome usato a caso con Mirella.
Alessandro che, dopo quarant’anni d’indagini, è ancora il nome chiave di
questo mistero. Un mistero che nulla ha a che fare con quello di Emanuela
Orlandi, tanto è con evidenza permeato di prossimità geografica, amicizia
tradita e fatti che qualcuno ha taciuto tra la ristretta cerchia di frequentazioni
di Mirella.
Gli elementi per indagare dunque ci sono.
Sono ancora tutti lì inesplorati. È ora che la Procura cerchi Mirella.
Che finalmente meriterebbe un fascicolo tutto a lei dedicato.

La verità sulla tragica fine di Mirella può esser ancora svelata.

“Mirella Gregori? Vogliamo informazioni” recitava quel farneticante
“Komunicato numero 1” spedito da quel falso Fronte Turkesh, che cercava, in
maniera posticcia e sconsiderata, di accreditarsi come responsabile della sorte
di Emanuela e di Mirella.
Quella frase però ora, suona come un presagio.
Vogliamo la verità su Mirella. Tutto è ancora possibile. Ma questa è l’ultima occasione.

Mauro Valentini

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