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Strage di Erba, si torna in aula per la revisione del processo

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La notizia ha scosso profondamente la giornata del 9 gennaio 2024. Alle 13 circa l’avvocato Fabio Schembri che guida dal 2008 il pool difensivo di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo per la Strage di Erba dell’11 dicembre 2006, ha ricevuto la comunicazione dalla Corte d’Appello di Brescia: il 1 marzo è fissata l’udienza pubblica per decidere sulla istanza di revisione del processo presentata sia dalla difesa che dal sostituto Pg di Milano Cuno Tarfusser.

Una vicenda ingarbugliata quella processuale e investigativa che portò prima ad identificare e poi a condannare come responsabili della strage Olindo e Rosa. Era la sera dell’11 dicembre quando Raffaella Castagna, 30 anni, rientra nel suo appartamento nella Corte di via Diaz insieme alla mamma Paola Galli e al piccolo Youssef, due anni. Entra in casa e la luce è spenta quindi riapre la porta per andare al contatore: è lì che viene assalita da Rosa Bazzi che la colpisce più volte con un coltello e la sgozza, procede poi nel fare lo stesso con la mamma Paola Galli e persino con il piccolo Youssef. Anche Olindo è impegnato a colpire con una mazzatta e un coltello. Per eliminare le tracce i due danno fuoco alla casa, poi, invasi dal fumo Olindo colpisce Mario frigerio, il vicino del piano di sotto che sentito il fumo è uscito sulle scale, e Rosa attinge Valeria Cherubini, la moglie, sulle scale mentre dopo aver portato il cane a spasso va a vedere cosa è successo da Raffaella. Inizialmente i Vigili del Fuoco intervengono per l’incendio, poi trovano i corpi. Frigerio è ancora miracolosamente vivo: si è salvato grazie ad una malformazione alla carotide. Inizialmente non ricorderà chi lo ha colpito, dirà che era un uomo con carnagione olivastra non noto. Poi il suo ricordo andrà dritto su Olindo Romano. Alla coppia simbiotica di coniugi i carabinieri arrivano dopo il primo sospetto su Azouz Marzouk, marito della Castagna, che quel periodo è in Tunisia.

I Romano odiavano visceralmente Raffaella e la sua famiglia. Non sopportavano i rumori, il bambino, il via vai in casa e il 13 dicembre era fissata un’udienza per le loro liti davanti al Giudice di Pace. Raffaella li aveva denunciati per stalking, ne aveva paura, si sentiva seguita da loro. Sta di fatto che i due vengono fermati: c’è il movente, poi sui vestiti di Olindo ci sono tracce di sangue delle vittime e soprattutto per una macchia di sangue della Cherubini viene isolata sul battitacco della sua auto; c’è anche una lavatrice fatta in serata da Rosa, lei che non la faceva mai a quell’ora. Sono indizi ma i due confessano. Prima Olindo, che spera di poter pagare solo lui e andare in carcere da solo, poi Rosa. Il processo sarà dirimente: in primo, secondo e terzo grado vengono condannati all’ergastolo. Malgrado ritratteranno le confessioni dicendo che sono stati costretti a rilasciarle nella speranza di avere sconti di pena. Frigerio li riconoscerà in aula come assassini. Nel 2017 morirà anche lui.

Nel frattempo la difesa e numerosi consulenti hanno lavorato per la revisione del processo. Non convince il modo in cui si è arrivati alla testimonianza di Frigerio, viziata da un falso ricordo, come Rosa che è asmatica abbia potuto agire con tutto quel fumo, come sia possibile che la Cherubini attinta da Rosa sulle scale con la lingua tagliata abbia gridato “aiuto” (lo sentirono i soccorritori) e con il muscolo dello psoas reciso abbia potuto arrivare in casa e morire davanti alla finestra sgozzata. Non si capisce come in casa di Raffaella venga registrato un picco di utilizzo di energia elettrica mentre lei era fuori casa quel pomeriggio, non ci sono evidenze precise del repertamento della famosa macchia di sangue sul battitacco e soprattutto – per il Pg Tarfusser – “le prove che hanno portato alla colpevolezza non sono prove e le confessioni sono state estorte in maniera errata”.

Dove sta dunque la verità? Ci sono due innocenti in carcere da 17 anni? La Corte d’Appello di Brescia il 1 marzo ci dirà se le nuove prove sono ammesse e se ci sarà un nuovo dibattimento con testimoni, oppure solo sulle carte, o infine nella peggiore delle ipotesi se non errà ammessa nessuna prova. La famiglia di Raffaella ha già fatto sapere di non essere interessata a partecipare al nuovo processo. Non si sa ancora la decisione di Azouz che nel frattempo si è risposato con una lecchese e vive in Tunisia.

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Laura Marinaro
Laura Marinaro
giornalista professionista e scrittrice specializzata in cronaca nera e giudiziaria con master in scienze forensi e sopralluogo sulla scena del crimine ha pubblicato Yara Autopsia di un'indagine (Mursia) e il romanzo giallo Maremoto a Varigotti (Mursia)
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