«Federico era un cuore contento, un uomo generoso che sognava di aprire un rifugio sulle amate montagne e vivere con la sua ragazza». Parlano i parenti di Federico Vengo, 36enne di San Macario frazione di Samarate (Va) dopo la tragedia accaduta all’uomo sabato sera nei pressi del Cimitero di Maddalena di Somma Lombardo.
I fatti. È appena passata la una della notte tra sabato e domenica 2 agosto quando i carabinieri della Compagnia di Gallarate intervengono nella zona del cimitero icon il 118 e i vigili del fuoco per quello che sembra un incidente stradale tra un’auto e una moto. Entrambi i mezzi erano fuori strada ma mentre il conducente dell’auto era illeso e cosciente il motociclista era gravissimo. Malgrado i tentativi di rianimarlo, però, non ce l’ha fatta. Intanto sul posto era presente una donna, residente nella zona, anche lei in moto, che stava – a suo dire – raggiungendo il cimitero dove aveva un appuntamento con l’automobilista (uomo con cui aveva avuto una relazione da definire, ndr), quando si è accorta di aver perso il cellulare e ha fermato il motociclista, Federico Venco, appunto, chiedendo aiuto. Federico ha accettato e l’ha invitata a seguirlo verso il paese mettendo la sua moto davanti. A quel punto l’ex convivente della donna, non si sa per quale motivo ma gli accertamenti sono in corso, dopo aver sorpassato la moto della ragazza avrebbe tamponato e speronato la motocicletta condotta da Venco, facendola finire fuori strada e provocando la morte del conducente.L’uomo, Mirko Bertellini, 44 anni con precedenti per stalking e altri reati, è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario ma ovviamente la vicenda è tutta da definire. La donna, presunta vittima designata, in evidente stato di shock si trova ora in una struttura segreta. Al di là dei contorni della vicenda giudiziaria in via di definizione resta la pietà e lo sconcerto per l’assurda morte di Federico Venco. Raffaele Cattaneo, oggi sottosegretario di Regione Lombardia, parla della «storia di un giovane buono, “un cuor contento”, come lo ha definito sua madre, ucciso con inaudita brutalità mentre compiva un gesto di pura generosità, fermandosi ad aiutare una persona rimasta sola per strada. Da una parte è qualcosa che la coscienza fatica persino a concepire; dall’altra, questo sacrificio — che con ogni probabilità ha contribuito a scongiurare un ulteriore atto di violenza, forse un femminicidio — porta con sé il senso profondo di un dono di sé che, attraverso vie misteriose e talvolta difficili da comprendere, continua comunque a testimoniare una speranza e a rappresentare una luce di bene».





