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Winday, un giallo tra finzione e realtà tra il bello e i veleni di Taranto

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C’è il mistero, c’è l’indagine, ci sono i personaggi canonici di un giallo ma a differenza di tanti noir italiani sono tutti questi ingredienti a fare da sfondo a quello principale: il vento e Taranto. Il nuovo romanzo di Daniela Stallo “Winday” (uscito nei mesi scorsi per Armando Rditore, pag. 249 15 euro) è un inno tutto interiore e passionale alla città d’origine dell’autrice ma anche a tutto ciò che quella città rappresenta.

Per chi la conosce bene e sa, Taranto non soltanto l’Ilva, il ponte girevole, il porto militare e gli allevamenti di cozze. Taranto è – come tutte le città pugliesi – ricca di tradizione e di amore. D’altronde il fatto da cui scaturisce l’indagine avviene proprio nel clou della Settimana Santa, che nella città dei due mari è la festa tradizionale più importante con riti così teatrali e viscerali da coinvolgere tutta la città e anche i turisti e i cosiddetti “forestieri” (quelli che sono fuggiti dai fumi delle ciminiere per cercare fortuna al nord). Chi non conosce il significato profondamente rituale di quella settimana e delle sue “tragedie” en plein air, non può capire nemmeno i sentimenti che animano un tarantino in quella settimana. Il vento poi è un comprimario e avvolge tutto il racconto grazie ad una tecnica di scrittura asciutta, che non fa spallucce allo smielato mai, che descrive quasi a tratti nervosi la realtà e la finzione. Una scrittura che mi è piaciuta molto, lo ammetto. Così come interessante è il dialogo con il fantasma di Maigret. E anche lui, lo splendido commissario nato dalla penna di Simenon, a Taranto quasi si trasforma e si uniforma alla città. Insomma direi che una lettura di questo romanzo giallo ma pieno anche di sentimento e di “pugliesità” aiuterà molti a conoscere anche Taranto, che, forse, in Puglia è la città meno “osannata” dal grande pubblico.

La trama: Taranto, giovedì santo, wind day. Il maestrale investe la fabbrica e sposta le polveri sottili. Lucrezia Saniva, fotografa per passione e commessa in una cartoleria per sbarcare il lunario, vive sola in una casa degli spiriti e dialoga col fantasma del commissario Maigret. A mezzanotte, prima della processione dell’Addolorata, un attentato all’Ilva ferma la città, i riti della Settimana Santa e colpisce alcuni membri della famiglia Volk, simbolo del gruppo siderurgico. Le indagini del dottor Iacovelli, col quale Lucrezia collabora, si indirizzano prima verso il gruppo che negli anni Settanta aveva fallito un attentato all’Italsider, poi verso esponenti di associazioni ambientaliste. Tra rigurgiti di terrorismo, un furto al Museo e un’antica narrazione collettiva, si snodano semplici storie personali sullo sfondo di una città complicata e bellissima.

 

 

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